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Pronto soccorso, la Sardegna vara un piano strutturale contro il sovraffollamento

09/04/2026

Pronto soccorso, la Sardegna vara un piano strutturale contro il sovraffollamento

La Regione Sardegna ha approvato il nuovo Piano regionale di indirizzi per la gestione del sovraffollamento nei Pronto Soccorso e dei flussi di ricovero, un documento che segna un passaggio rilevante nella strategia sanitaria dell’isola e prova a spostare il baricentro del dibattito pubblico: il problema non viene più trattato come una sequenza di emergenze da tamponare, ma come una criticità strutturale da affrontare lungo l’intero percorso assistenziale.

Il punto di partenza è chiaro. Il sovraffollamento dei Pronto soccorso non dipende soltanto da ciò che accade dentro l’area dell’emergenza-urgenza, ma riflette squilibri più profondi che coinvolgono l’accesso alle cure, la disponibilità dei posti letto, la gestione dei ricoveri, la fase delle dimissioni e la presa in carico successiva sul territorio. È dentro questa lettura più ampia che si colloca il Piano approvato dalla Giunta regionale, presentato dalla presidente della Regione e assessora ad interim della Sanità, Alessandra Todde, come un intervento capace di introdurre una riorganizzazione complessiva dei percorsi di cura e di costruire una rete più integrata tra ospedale e territorio.

Tre direttrici per intervenire sull’intero percorso del paziente

L’impianto del Piano si fonda su tre assi operativi, che seguono le fasi essenziali del percorso assistenziale. Il primo riguarda l’ingresso, con il rafforzamento della rete territoriale e una presa in carico più precoce dei bisogni di salute, così da ridurre gli accessi impropri e intercettare prima le situazioni che possono aggravarsi. Il secondo interviene sulla gestione interna dei flussi, attraverso il governo dei posti letto, il potenziamento del bed management e una migliore organizzazione dei percorsi intraospedalieri. Il terzo si concentra sull’uscita, cioè sulle dimissioni e sulla continuità assistenziale, passaggio decisivo per evitare che il Pronto soccorso resti bloccato da pazienti in attesa di sistemazione nei reparti o di una presa in carico alternativa.

La logica che sostiene il Piano è quella di un governo unitario, continuo e integrato dei flussi. Non un insieme di misure isolate, ma un modello che accompagna il paziente lungo tutto il tragitto di cura, con regole organizzative definite e strumenti operativi condivisi. È proprio qui che la Regione prova a imprimere una svolta: far uscire il Pronto soccorso da una condizione di solitudine gestionale e inserirlo in una rete capace di assorbire, distribuire e accompagnare la domanda sanitaria in modo più appropriato.

Bed management, unità di crisi e percorsi dedicati

Tra gli elementi più significativi del nuovo Piano figura il Bed Management, individuato come regia centrale del sistema. Il suo compito sarà quello di governare in modo più efficace posti letto e ricoveri urgenti, servendosi di strumenti informativi avanzati e coordinando con maggiore precisione trasferimenti, dimissioni e utilizzo della capacità ricettiva disponibile, anche tra strutture ospedaliere diverse e in raccordo con il privato accreditato. In altre parole, il letto disponibile non viene più considerato una variabile da inseguire all’ultimo momento, ma una risorsa da gestire in modo dinamico, con una visione complessiva dei flussi.

Il Piano prevede inoltre l’istituzione delle Unità di Crisi Aziendali per il Sovraffollamento (UCrAS), attivabili nei momenti di maggiore pressione, sulla base di specifici indicatori di criticità. Si tratta di uno strumento pensato per intervenire quando la tensione organizzativa supera determinate soglie, consentendo alle aziende sanitarie di adottare misure straordinarie, dal rinforzo del personale alla rimodulazione delle attività. L’obiettivo è evitare che i picchi di afflusso si traducano automaticamente in paralisi operative o in un peggioramento della qualità assistenziale.

Accanto a questo, il Piano introduce percorsi rapidi e ambulatori dedicati ai casi a bassa complessità, pensati per alleggerire la pressione sui Pronto soccorso e indirizzare in modo più appropriato i bisogni meno urgenti. Viene inoltre previsto lo sviluppo delle holding polispecialistiche per i pazienti clinicamente stabili in attesa di ricovero o dimissione, una soluzione che punta a ridurre il congestionamento delle aree di emergenza e a restituire maggiore fluidità all’intero sistema ospedaliero.

Il nodo del boarding e la sfida della continuità assistenziale

Uno dei fenomeni più critici richiamati dal Piano è il boarding, cioè la permanenza prolungata dei pazienti in Pronto soccorso in attesa di ricovero. È un indicatore che pesa sia sulla qualità delle cure sia sulla sicurezza dei percorsi assistenziali, perché prolunga l’attesa, occupa spazi che dovrebbero essere destinati all’emergenza e rende più difficile la gestione dei nuovi accessi. Ridurre il boarding significa migliorare la fluidità del sistema e, allo stesso tempo, restituire ai Pronto soccorso la funzione per cui sono stati concepiti.

Per riuscirci, il Piano insiste sul rafforzamento della continuità tra ospedale e territorio, anche attraverso strumenti e strutture già centrali nell’attuale organizzazione sanitaria, come le Centrali Operative Territoriali (COT), i PASS e gli Ospedali di comunità. È un passaggio decisivo: se la dimissione non è accompagnata da una presa in carico coerente, il rischio è che il paziente torni a gravare sul sistema emergenziale, alimentando un circuito che si auto-riproduce.

Il nuovo impianto regionale prevede anche un sistema strutturato di monitoraggio, basato su indicatori e report periodici, con l’intento di garantire uniformità organizzativa, rapidità decisionale e capacità di risposta nei momenti di maggiore pressione, come durante i picchi influenzali o nei periodi di forte mobilità stagionale. Si tratta di una scelta importante, perché la tenuta di un modello organizzativo si misura soprattutto sulla continuità della verifica, non sulla forza delle dichiarazioni iniziali.

Il provvedimento stabilisce ora che tutte le Aziende del Servizio sanitario regionale traducano gli indirizzi regionali in specifici piani aziendali, definendo responsabilità, protocolli operativi e strumenti di controllo. È in questo passaggio attuativo che si giocherà la reale efficacia della riforma. Sullo sfondo resta anche il percorso già avviato dalla Regione per il recupero di funzionalità dei Pronto soccorso sardi, dalla ripartizione di oltre 25 milioni di euro per il triennio 2023-2025 destinati alle indennità del personale, fino al piano per la dismissione dei medici gettonisti, che dovrà concludersi entro giugno con l’ingresso di personale strutturato nei reparti di emergenza-urgenza. Il nuovo Piano si inserisce dentro questa linea e prova a darle una cornice più stabile: meno risposta episodica, più governo del sistema.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to