PAC e Pratiche locali tradizionali, Confagricoltura Sardegna chiede chiarezza alla Regione
13/04/2026
A poco più di un mese dalla scadenza per la presentazione delle domande PAC, fissata al 15 maggio, torna a salire la tensione nel comparto agricolo sardo sul nodo delle Pratiche locali tradizionali. A sollevare pubblicamente la questione è Confagricoltura Sardegna, che attraverso il presidente Stefano Taras chiede un confronto urgente con l’assessore regionale dell’Agricoltura, Francesco Agus, per chiarire tempi, criteri e strumenti con cui la Regione intende affrontare una problematica che, secondo l’organizzazione, continua a pesare in modo diretto su migliaia di imprese zootecniche dell’isola.
Il punto critico riguarda una vicenda che si trascina da anni e che interessa oltre 600mila ettari di superficie agricola localizzati soprattutto nelle aree interne della Sardegna. Si tratta di territori in cui la classificazione delle superfici tra pascoli, prati permanenti, aree cespugliate e arborate ha ricadute concrete sull’ammissibilità ai contributi comunitari e, dunque, sulla tenuta economica delle aziende. In questo quadro, la prossimità della scadenza PAC rende ancora più urgente un chiarimento operativo, soprattutto dopo le indicazioni emerse a margine della recente riunione svoltasi a Cagliari tra le strutture dell’Assessorato dell’Agricoltura, l’agenzia regionale Argea e i vertici nazionali di Agea.
Il nodo delle classificazioni e la richiesta di un confronto immediato
Taras mette in fila una serie di domande che, nella sostanza, chiamano in causa il metodo con cui la questione è stata gestita finora. Perché, si chiede Confagricoltura Sardegna, non è stato aperto per tempo un confronto con le organizzazioni agricole su un tema definito emergenziale? E perché, nonostante la portata del problema e gli effetti su una parte così estesa del territorio regionale, le attività di individuazione delle aree interessate non risultano ancora concluse?
Il riferimento è alle criticità emerse con l’aggiornamento della classificazione delle superfici agricole, successivo alla nuova carta dei suoli adottata nel 2024. Proprio da questo passaggio tecnico sarebbero riaffiorate difficoltà interpretative e applicative che, secondo Confagricoltura, continuano a produrre incertezza tra allevatori e Centri di assistenza agricola. Il risultato è un quadro poco lineare, nel quale ogni campagna rischia di riaprire questioni che avrebbero dovuto essere già definite.
Per l’organizzazione di categoria, non è accettabile che superfici storicamente utilizzate per l’allevamento, e dunque parte integrante dell’equilibrio produttivo e ambientale delle zone interne, vengano periodicamente rimesse in discussione sul piano classificatorio. Dietro questa osservazione non c’è soltanto una contestazione tecnica, ma una critica più ampia alla mancanza di stabilità amministrativa su un tema che incide direttamente sull’operatività delle imprese.
Ritardi nei pagamenti e timori per la nuova campagna PAC
Le conseguenze di questa incertezza non restano confinate ai tavoli istituzionali. Secondo Confagricoltura Sardegna, la mancanza di chiarezza sulle PLT sta generando confusione nella presentazione delle domande, rallentamenti istruttori e, soprattutto, difficoltà nell’erogazione degli aiuti. Per numerose aziende attive nelle aree interne dell’isola, dove prevalgono proprio le superfici oggetto di contestazione o revisione, sarebbero ancora in ritardo i saldi delle domande PAC relative alle annualità precedenti.
È questo uno degli aspetti più sensibili dell’intera vicenda, perché trasforma una questione classificatoria in un problema di liquidità aziendale. Nei contesti più fragili, dove l’allevamento rappresenta spesso l’asse portante dell’economia locale, i ritardi nei contributi possono incidere in modo significativo sulla capacità delle imprese di programmare, investire e reggere l’aumento dei costi. Il timore espresso dall’associazione è che, senza un intervento rapido e risolutivo, la nuova campagna PAC possa riproporre le stesse criticità già vissute negli anni passati.
Taras sottolinea inoltre come, in più occasioni, fossero state annunciate soluzioni presentate come definitive, ma rivelatesi in seguito soltanto parziali. Da qui nasce la richiesta di un incontro in tempi brevi con l’assessore Agus e con il suo staff, per comprendere nel dettaglio quali siano le vie individuate dalla Regione per superare una situazione che, nel frattempo, continua a generare preoccupazione diffusa nel mondo agricolo sardo.
Una partita che riguarda allevamento, territorio e biodiversità
La questione delle Pratiche locali tradizionali, del resto, non riguarda soltanto l’accesso ai contributi europei. In Sardegna tocca un modello di presidio del territorio che ha radici profonde e che lega allevamento, manutenzione del paesaggio e tutela della biodiversità. Le superfici oggi discusse sono spesso aree dove l’attività zootecnica viene praticata da secoli e che, proprio grazie a questa continuità, hanno mantenuto nel tempo una funzione produttiva e ambientale rilevante.
Per questo motivo il confronto richiesto da Confagricoltura assume un valore che supera il singolo adempimento amministrativo. Si tratta di capire se la Regione intenda affrontare la materia in una logica emergenziale, dettata dalla scadenza imminente della PAC, oppure se voglia finalmente costruire un quadro stabile, leggibile e coerente, capace di offrire certezze agli allevatori e agli operatori dei servizi di assistenza.
Nella parte finale del suo intervento, Taras esprime fiducia nella disponibilità al dialogo dell’assessore Agus, richiamando la collaborazione mostrata in altri tavoli di confronto. Il punto, però, è che questa collaborazione ora viene sollecitata su un terreno particolarmente delicato, nel quale le rassicurazioni politiche dovranno tradursi in atti chiari e soluzioni operative. Per le aziende coinvolte, più che una promessa, serve una risposta che arrivi in tempo utile.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to