Rinnovabili in Sardegna, Emanuele Cani: “L’Isola deve decidere”
26/05/2026
La Regione Sardegna rivendica il diritto di governare la transizione energetica sul proprio territorio dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale sui decreti ministeriali relativi ad alcuni impianti agrivoltaici nell’Isola. L’assessore regionale dell’Industria, Emanuele Cani, commenta la decisione della Consulta come un passaggio che conferma il ruolo della programmazione territoriale e il valore della legge regionale sulle aree idonee e non idonee.
Il pronunciamento della Consulta sugli impianti agrivoltaici
Secondo Cani, la decisione della Corte Costituzionale riafferma un principio centrale: la transizione energetica non può essere imposta dall’alto, senza tenere conto delle scelte compiute dalle istituzioni regionali e della pianificazione dei territori. Per la Sardegna, ha spiegato l’assessore, il tema riguarda direttamente il sistema energetico, industriale e produttivo dell’Isola.
Il pronunciamento viene letto dalla Regione come un riconoscimento della normativa sarda sulle aree idonee e non idonee, pensata per regolare la localizzazione degli impianti da fonti rinnovabili. Cani sottolinea che le norme vigenti devono essere rispettate da tutti i livelli istituzionali, anche per garantire maggiore certezza agli investitori e costruire una strategia energetica coerente con le esigenze locali.
Il nodo, per l’assessorato all’Industria, non è soltanto autorizzativo. La questione riguarda il rapporto tra produzione energetica, tutela del paesaggio, sviluppo industriale e ricadute economiche per cittadini e imprese sarde.
Energia rinnovabile e sviluppo industriale
L’assessore Cani lega la crescita delle rinnovabili alla competitività del sistema produttivo regionale. La Sardegna, nelle intenzioni della Giunta, deve partecipare alla transizione energetica senza essere ridotta a una piattaforma destinata a produrre energia per altri territori.
La produzione da fonti rinnovabili, secondo la linea indicata dall’assessore, deve contribuire alla riduzione dei costi energetici per famiglie e imprese, rafforzare il tessuto industriale e generare benefici economici nell’Isola. Per questo la Regione chiede che il valore creato dagli impianti resti sul territorio, traducendosi in occupazione stabile, nuove opportunità produttive e strumenti concreti per l’autonomia energetica.
Il modello richiamato da Cani punta a superare una logica meramente quantitativa, basata solo sull’aumento della potenza installata. La programmazione dovrà invece tenere insieme sostenibilità ambientale, fabbisogni industriali, salvaguardia delle aree sensibili e impatto reale sulle comunità locali.
Reti, autoconsumo e comunità energetiche
Per accompagnare lo sviluppo delle rinnovabili, la Regione considera indispensabile una pianificazione infrastrutturale adeguata. Cani richiama la necessità di reti efficienti, sostegno all’autoconsumo e promozione delle comunità energetiche, strumenti ritenuti essenziali per rendere la transizione più vicina ai territori e meno esposta a operazioni speculative.
La posizione dell’assessorato si inserisce nella linea indicata dalla presidente Alessandra Todde: la Sardegna farà la propria parte nella transizione energetica, ma con equilibrio e responsabilità. L’obiettivo è coniugare sviluppo industriale, tutela ambientale e difesa del territorio, contrastando gli interventi che non producono benefici concreti per i sardi.
Il pronunciamento della Consulta diventa quindi, per la Regione, un punto di riferimento politico e amministrativo. La sfida sarà trasformare il principio della programmazione territoriale in scelte operative capaci di orientare investimenti, infrastrutture e nuovi impianti dentro una visione energetica costruita sulle necessità dell’Isola.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to