Vertenza Tiscali, Sardegna e Puglia al MIMIT: “Salvaguardare ogni posto di lavoro”
16/04/2026
Si riaccende il confronto istituzionale sulla vertenza Tiscali, al centro dell’incontro che si è svolto nel pomeriggio al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, a Roma, su richiesta delle Regioni Sardegna e Puglia. Un passaggio considerato cruciale dalle amministrazioni coinvolte, che leggono il piano di ristrutturazione aziendale come una questione non soltanto industriale, ma anche profondamente sociale, per le ricadute occupazionali che rischia di produrre nei territori interessati.
Al tavolo hanno partecipato i rappresentanti del MIMIT, del Ministero del Lavoro, delle organizzazioni sindacali nazionali, dell’azienda e delle due Regioni promotrici dell’incontro. Per la Sardegna erano presenti l’assessora del Lavoro Desirè Manca, in presenza, e l’assessore dell’Industria Emanuele Cani, collegato in videoconferenza. Un confronto richiesto con l’obiettivo di riportare l’attenzione su una riorganizzazione che, secondo la Regione, presenta contorni tali da configurare una vera e propria vertenza occupazionale.
Il nodo occupazionale e il peso della crisi in Sardegna
La preoccupazione maggiore riguarda la Sardegna, dove la ristrutturazione potrebbe coinvolgere direttamente 180 lavoratori. Un numero che, letto in rapporto alla dimensione demografica e produttiva dell’isola, assume un peso particolarmente rilevante. È proprio su questo punto che si è concentrato l’intervento dell’assessora Manca, che ha sottolineato come la Regione non possa permettersi la formazione di un nuovo bacino di disoccupazione in un contesto territoriale già esposto a fragilità strutturali.
Secondo la posizione espressa dalla Regione, anche le adesioni all’esodo volontario non possono essere lette in modo neutro, perché maturate, viene osservato, in un contesto segnato da forti condizionamenti. A questo si aggiunge un’ulteriore criticità: quella dei 12 giornalisti che, allo stato attuale, non avrebbero prospettive occupazionali definite. Un elemento che amplia il perimetro della vertenza e rende ancora più urgente, dal punto di vista istituzionale, l’individuazione di soluzioni che evitino ulteriori uscite senza garanzie concrete di ricollocazione.
Le richieste al Governo e il confronto sul futuro assetto industriale
Nel corso della riunione, la Regione Sardegna ha chiesto al Governo non soltanto la prosecuzione di un tavolo costante di monitoraggio e verifica, ma anche un intervento concreto per impedire che il processo di ristrutturazione produca un nuovo gruppo di lavoratori privi di prospettive nel breve periodo. La linea indicata è chiara: difendere ogni singolo posto di lavoro e valutare alternative che possano includere anche il coinvolgimento di nuove realtà imprenditoriali disponibili ad assorbire il personale oggi a rischio.
Sulla stessa linea si è collocato l’assessore dell’Industria Emanuele Cani, che ha richiamato l’attenzione su un dato già di per sé significativo: 300 lavoratrici e lavoratori, di cui 110 sardi, hanno già lasciato il posto di lavoro, sebbene nell’ambito di incentivi all’uscita. Un elemento che, secondo la Regione, non può essere considerato secondario e che contribuisce a rafforzare il quadro di allarme.
Un altro nodo emerso durante il confronto riguarda la mancanza di interlocuzione con il soggetto destinato a rilevare l’attività. Come evidenziato anche dalle organizzazioni sindacali e condiviso dalla Regione, finora il dialogo si è sviluppato esclusivamente con i soggetti cedenti, senza che siano ancora disponibili informazioni puntuali sul futuro acquirente. Da qui la richiesta di aprire quanto prima un confronto con il nuovo soggetto, una volta concluse le procedure in corso, per definire un piano industriale che garantisca continuità occupazionale e chiarezza sul futuro della forza lavoro che resterà coinvolta nell’attività.
Il passaggio al MIMIT segna dunque una fase delicata di una vertenza che intreccia aspetti industriali, occupazionali e territoriali. La richiesta avanzata dalle Regioni è quella di non limitarsi a gestire gli effetti della ristrutturazione, ma di intervenire in tempo per orientarne gli esiti, evitando che la trasformazione dell’assetto aziendale si traduca in una nuova emergenza sociale, soprattutto in contesti come quello sardo, dove il costo occupazionale di ogni crisi pesa in misura ancora più profonda.
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.