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Confagricoltura Sardegna contro il rincaro dell’acqua grezza: “Aumento del 25% insostenibile per le imprese agricole”

20/04/2026

Confagricoltura Sardegna contro il rincaro dell’acqua grezza: “Aumento del 25% insostenibile per le imprese agricole”

Confagricoltura Sardegna attacca la decisione di aumentare del 25% il costo dell’acqua grezza destinata agli agricoltori, una misura che, secondo l’organizzazione, rischia di avere effetti pesanti sui bilanci delle aziende e sulla tenuta complessiva del comparto primario dell’isola. A sollevare la questione è il presidente regionale Stefano Taras, che punta il dito contro una scelta deliberata nelle ultime settimane dal Comitato istituzionale dell’Autorità di Bacino, presieduto dalla presidente della Regione Alessandra Todde e alla presenza dell’assessore dell’Agricoltura Francesco Agus.

Per Confagricoltura si tratta di una decisione destinata a produrre conseguenze concrete a partire dal 2026, incidendo in modo diretto sulla programmazione aziendale e sulla sostenibilità economica di migliaia di imprese agricole. Il timore espresso dall’associazione è che l’incremento tariffario finisca per costringere molte aziende a rivedere i propri piani produttivi, con il rischio, nei casi più critici, di arrivare addirittura all’azzeramento delle coltivazioni o alla rinuncia a una parte delle attività programmate.

Il timore di nuovi costi in una fase già molto difficile

La presa di posizione di Confagricoltura arriva in un momento che il settore giudica già fortemente segnato da tensioni economiche e internazionali. Taras richiama infatti un quadro nel quale le imprese agricole si trovano già a fronteggiare l’aumento dei costi delle materie prime, a partire da fertilizzanti e sementi, oltre ai rincari che continuano a riguardare carburanti ed energia. In questo contesto, il nuovo aumento del costo dell’acqua viene considerato un ulteriore elemento di pressione su un sistema produttivo che lavora già con margini ridotti e con una programmazione sempre più esposta all’incertezza.

L’acqua, per l’agricoltura sarda, non rappresenta infatti una voce accessoria, ma uno dei fattori centrali della produzione. Un incremento così rilevante delle tariffe rischia di incidere direttamente sui costi di coltivazione, sulla convenienza economica di alcune produzioni e sulla capacità delle aziende di mantenere gli impegni produttivi assunti. Da qui la critica politica mossa dall’organizzazione agricola, che legge la decisione come un segnale negativo nei confronti del settore primario.

L’appello alla Regione: “Serve un ripensamento”

Nel suo intervento, il presidente di Confagricoltura Sardegna chiede apertamente alla presidente Todde e all’assessore Agus di rivedere l’aggiornamento al rialzo delle tariffe. L’associazione giudica inaccettabile che, in una fase tanto delicata, la Regione possa avallare una scelta che viene percepita come economicamente depressiva per il mondo agricolo, soprattutto se collegata all’esigenza di riequilibrare i conti di società a controllo pubblico.

Taras sottolinea come decisioni di questo tipo abbiano un valore politico preciso, perché nei fatti segnano il confine tra una linea di governo orientata al sostegno del comparto agricolo e una che, invece, rischia di scaricare sui produttori il peso delle difficoltà gestionali e finanziarie di altri soggetti. Il messaggio è netto: il settore si aspetta un ravvedimento della politica, affinché le imprese non siano costrette a fronteggiare anche questa ulteriore criticità in un quadro già fortemente compromesso.

Il nodo del sostegno al settore primario

La polemica aperta da Confagricoltura riporta al centro un tema strutturale per la Sardegna: il rapporto tra costi dei servizi essenziali, politiche pubbliche e capacità di tenuta del comparto agricolo. In un’isola dove l’accesso alla risorsa idrica incide in modo decisivo sulla competitività delle aziende, il prezzo dell’acqua destinata all’irrigazione assume un valore che va ben oltre la dimensione tecnica o amministrativa. Tocca, piuttosto, il cuore delle politiche di sostegno a un settore che continua a rappresentare una componente fondamentale dell’economia e dell’identità produttiva regionale.

La richiesta che arriva dal mondo agricolo è dunque quella di una scelta diversa, capace di tenere conto delle difficoltà attuali e di evitare che l’aggravio dei costi si trasformi in una nuova frenata per un comparto già messo alla prova. Sullo sfondo resta il confronto con la Regione, da cui ora Confagricoltura attende una risposta politica chiara.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to