Oristano, risicoltura sotto pressione: allarme di Confagricoltura
07/05/2026
Confagricoltura Oristano lancia l’allarme sul futuro della risicoltura sarda dopo la bocciatura, da parte del Parlamento europeo, della proposta italiana che chiedeva una modifica della politica dei dazi ridotti o nulli applicati alle produzioni risicole provenienti dai Paesi emergenti, in particolare dal Sud Est asiatico. Secondo l’organizzazione agricola, la decisione rischia di aggravare la pressione sulle aziende locali, esposte a una concorrenza ritenuta sleale e a standard produttivi non sempre allineati a quelli europei.
La presa di posizione arriva da un territorio, quello oristanese, che concentra il 96% dei 3.700 ettari coltivati a riso in Sardegna. Per il presidente di Confagricoltura Oristano, Tonino Sanna, il voto europeo rappresenta una sconfitta per il sistema produttivo italiano, chiamato a difendere un comparto che vale circa la metà della produzione risicola dell’Unione europea ed è destinato in larga parte ai mercati del centro e nord Europa.
Clausole di reciprocità e salvaguardia al centro dello scontro
Il nodo sollevato da Confagricoltura riguarda la disparità tra le condizioni produttive imposte agli agricoltori europei e quelle applicate in diversi Paesi esportatori. Sanna richiama il tema dei diritti del lavoro, della presenza di sfruttamento minorile in alcune aree produttive e dell’utilizzo di prodotti agro-sanitari vietati da decenni in Europa, con possibili ricadute anche sulla sicurezza dei consumatori.
Per questo l’organizzazione agricola chiedeva un atteggiamento più rigoroso da parte di Bruxelles sulle clausole di reciprocità, cioè l’allineamento degli standard su lavoro e utilizzo dei fitofarmaci, e sulle clausole di salvaguardia. Oggi, secondo quanto evidenziato da Confagricoltura, l’attivazione dei dazi è prevista al superamento di volumi di import superiori al 45%, mentre la richiesta italiana puntava ad abbassare la soglia al 20%.
Il rischio per le aziende sarde e per la biodiversità
La preoccupazione non riguarda soltanto i margini economici delle imprese. Nell’Oristanese, le superfici destinate alla risicoltura si trovano in aree umide bonificate che, secondo Confagricoltura, possono essere coltivate solo con quella varietà vegetale. Un eventuale abbandono dei campi non aprirebbe quindi facilmente la strada ad altre colture, ma rischierebbe di produrre effetti negativi sulla gestione idraulica e sulla biodiversità di migliaia di ettari.
Il comparto risicolo sardo viene descritto come un sistema fatto di eccellenze produttive e competenze costruite nel tempo, ma oggi esposto a un possibile indebolimento progressivo. Per Sanna, senza correttivi europei il settore potrebbe subire un colpo difficile da assorbire, con conseguenze dirette per l’agricoltura regionale e in particolare per l’economia dell’Oristanese.
Il precedente Mercosur e la richiesta di maggiore tutela
La posizione di Confagricoltura Oristano si inserisce in una fase di forte attenzione verso le politiche commerciali europee. L’organizzazione richiama anche il recente accordo Mercosur sulla liberalizzazione degli scambi agroalimentari con una parte rilevante del mercato sudamericano, considerato un ulteriore elemento di pressione per le filiere agricole italiane.
Il messaggio rivolto a Bruxelles è quindi quello di una tutela più incisiva della produzione europea, non attraverso chiusure indiscriminate, ma mediante regole capaci di garantire condizioni eque tra produttori. Per la risicoltura sarda, la partita si gioca sulla possibilità di competere senza sacrificare qualità, sicurezza alimentare, diritti del lavoro e presidio ambientale dei territori agricoli.
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