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Rinnovabili in Sardegna, Todde respinge le accuse sui blocchi

03/06/2026

Rinnovabili in Sardegna, Todde respinge le accuse sui blocchi

La presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, respinge le accuse di voler frenare lo sviluppo delle energie rinnovabili nell’isola e denuncia una campagna politica che, a suo giudizio, la descrive in modo contraddittorio: da una parte come ostacolo alla transizione energetica, dall’altra come promotrice di una presunta apertura alla speculazione. Al centro dello scontro ci sono la pianificazione delle aree idonee, gli obiettivi di potenza installata entro il 2030 e il rapporto tra produzione energetica, rete elettrica e ricadute concrete per cittadini e imprese sarde.

Le accuse del governo e il nodo delle aree idonee

Todde contesta le critiche arrivate dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, secondo cui la Regione starebbe bloccando la transizione energetica. La presidente replica rivendicando la necessità di una pianificazione ordinata, dopo una fase in cui le richieste di allaccio accumulate da Terna sarebbero arrivate a 80 gigawatt, a fronte di un obiettivo assegnato alla Sardegna dal governo pari a 6,2 gigawatt.

La linea della Regione, spiega Todde, non sarebbe quella del rifiuto generalizzato, ma della valutazione dei singoli progetti in base alla loro compatibilità e ai benefici per il territorio. La presidente sottolinea che l’isola non può essere trattata come una piattaforma disponibile a ogni intervento, senza considerare impatti ambientali, infrastrutture, paesaggio, comunità locali e ritorni economici.

Nel confronto entra anche il tema della quota di territorio destinata alle nuove installazioni. Alle critiche di chi ritiene insufficiente l’individuazione dell’1% della superficie sarda come area idonea, Todde risponde che quella percentuale corrisponde a 241 chilometri quadrati, potenzialmente sufficienti, secondo la sua stima, a sviluppare fino a 20 gigawatt di potenza installata: più del triplo dell’obiettivo regionale fissato per il 2030.

Rete elettrica, carbone e costo dell’energia

La presidente lega il futuro delle rinnovabili alla qualità delle infrastrutture. Per Todde, produrre energia pulita non basta se manca una rete capace di distribuirla alle industrie e ai cittadini o di esportarla fuori dall’isola. Senza un sistema adeguato, sostiene, l’energia rischia di essere sprecata e di non generare effetti reali sui prezzi.

In questo quadro, la presidente richiama un dato che considera significativo: in Sardegna si sarebbero già registrate 643 ore in cui il costo dell’energia è stato pari a zero, contro le 8 ore della Sicilia. Un elemento che, nella sua lettura, dimostra come il problema non sia soltanto la quantità di energia rinnovabile prodotta, ma la capacità di trasformarla in un beneficio stabile per famiglie e imprese.

La dipendenza dalle centrali a carbone viene ricondotta proprio al ritardo infrastrutturale. Todde sostiene che, con una rete adeguata, la Sardegna potrebbe spegnere quelle centrali molto rapidamente. La responsabilità, secondo la presidente, non può dunque essere attribuita soltanto alla Regione: servono regole stabili, investimenti e un quadro nazionale che non cambi continuamente direzione.

Autonomia regionale e stabilità delle regole

Todde rivendica l’autonomia della Sardegna nella pianificazione energetica e critica i cambiamenti normativi intervenuti a livello nazionale. Secondo la presidente, la Regione era partita dal quadro costruito con il governo Draghi, mentre l’esecutivo Meloni avrebbe modificato le regole, tentando di intervenire sulla pianificazione regionale.

La recente posizione della Consulta viene letta dalla presidente come una conferma della difesa dell’autonomia regionale. Per questo, davanti alla proposta di una nuova unità di missione nazionale sulle aree super idonee, Todde invita a fermare ulteriori interventi normativi e a garantire stabilità. Solo regole certe, sostiene, possono consentire alle Regioni di pianificare e agli imprenditori di investire senza timore di cambiamenti improvvisi.

Nel merito delle risorse, Todde ricorda che la Sardegna avrebbe già destinato quasi un miliardo di euro all’autoconsumo, alle comunità energetiche e all’agrivoltaico realizzato da operatori considerati affidabili. Respinge invece l’idea di usare i fondi di coesione europei come risposta emergenziale alle bollette, sostenendo che quelle risorse hanno finalità precise e devono essere rispettate.

Acqua pubblica, salario minimo e alleanza progressista

Nel bilancio politico di metà mandato, Todde indica due risultati di cui si dice orgogliosa: il mantenimento dell’acqua pubblica, dopo una gara per la privatizzazione già avviata al momento del suo insediamento, e la legge sul salario minimo regionale. Due misure che la presidente presenta come coerenti con l’impostazione sociale e territoriale della sua amministrazione.

Sul rapporto con gli alleati, Todde riconosce la presenza di forze politiche diverse dentro la coalizione, ma parla di una sintesi quotidiana costruita attorno al programma. A suo giudizio, l’alleanza progressista in Sardegna è solida e può rappresentare un modello anche sul piano nazionale.

Guardando alle elezioni amministrative, la presidente sottolinea che nei centri più importanti dell’isola il campo progressista si presenta unito, con una coalizione ampia. Quanto al Movimento 5 Stelle, riconosce una maggiore forza nel Sud e una fragilità più evidente nel Nord, area sulla quale sarà necessario concentrare gli sforzi futuri. Il dossier rinnovabili, intanto, resta uno dei terreni più delicati del confronto politico: per Todde la transizione deve procedere, ma dentro una cornice di pianificazione, autonomia e benefici misurabili per la Sardegna.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.