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Sardegna, approvata la nuova legge sulla Protezione civile

09/05/2026

Sardegna, approvata la nuova legge sulla Protezione civile

Il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato la riforma organica del Sistema regionale di protezione civile, una legge composta da 7 titoli e 39 articoli che supera la normativa del 1989 e recepisce il Codice nazionale della protezione civile, adattandolo alle caratteristiche dell’isola e alla sua condizione di insularità. Il nuovo impianto normativo ridisegna competenze, strumenti operativi, livelli territoriali e procedure di intervento, con l’obiettivo di rendere più efficace la gestione dei rischi che interessano il territorio regionale.

Il provvedimento arriva in un contesto segnato da incendi boschivi più frequenti e intensi, eventi meteorologici estremi, criticità idrogeologiche diffuse e nuove esigenze di coordinamento tra istituzioni, strutture operative e volontariato. La riforma non interviene soltanto sulla fase dell’emergenza, ma organizza l’intero ciclo della protezione civile: prevenzione, preparazione, risposta agli eventi e ripresa delle attività ordinarie vengono trattate come parti collegate di un unico sistema.

Governance regionale e nuovo ruolo operativo della DGPC

La legge definisce una governance multilivello che coinvolge Regione, Province e Comuni, insieme alle componenti e alle strutture operative statali previste dal Codice nazionale. Il Presidente della Regione assume il ruolo di autorità regionale di protezione civile, mentre i sindaci mantengono la funzione di autorità locali nei rispettivi territori.

Il centro operativo del sistema è la Direzione generale della protezione civile, istituita presso la Presidenza della Regione. Al suo interno operano il Centro funzionale decentrato, incaricato del monitoraggio meteorologico e idrogeologico, la Sala operativa regionale integrata, che coordina i flussi informativi con prefetture e comuni, e la Sala operativa unificata permanente, dedicata al coordinamento delle attività antincendio durante i periodi di rischio elevato.

Il direttore generale della Protezione civile regionale, Mauro Merella, ha ricordato il lavoro svolto insieme alla Direzione generale e all’assessora Rosanna Laconi nella costruzione del testo, fino all’approvazione da parte della Giunta regionale. Merella ha inoltre ringraziato il presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini, le Commissioni competenti e i consiglieri regionali per il contributo dato all’esame e al miglioramento della legge.

Quattro livelli territoriali e protezione civile di prossimità

Tra le principali novità introdotte dalla riforma figurano gli Ambiti territoriali di Protezione civile, pensati come livello operativo intermedio tra Comune e Provincia. Si tratta di una struttura destinata a rafforzare la protezione civile di prossimità, con una presenza più capillare nei territori e una gestione condivisa delle risorse, particolarmente rilevante per le comunità più isolate.

La pianificazione viene articolata su quattro livelli: regionale, provinciale, di ambito territoriale e comunale. Il Piano regionale avrà validità triennale, con aggiornamento annuale obbligatorio. Il sistema di allertamento assegna al Centro funzionale decentrato le attività di previsione e sorveglianza su eventi meteorologici, geomorfologici e idraulici, oltre alla previsione del rischio incendi boschivi nel periodo critico. La rete idro-meteo-pluviometrica sarà affidata all’ARPAS, in raccordo con la Direzione generale della protezione civile.

Stato di mobilitazione, emergenza regionale e Colonna mobile

La nuova legge distingue due strumenti straordinari di attivazione. Lo stato di mobilitazione viene disposto con decreto del Presidente della Regione, su proposta del direttore generale della DGPC, e consente l’attivazione della Colonna mobile regionale, del volontariato organizzato e delle strutture operative chiamate a supportare gli enti locali nelle fasi di emergenza.

Lo stato di emergenza regionale, invece, viene deliberato dalla Giunta su proposta del Presidente, dopo una valutazione tecnica rapida della DGPC e in raccordo con le Prefetture competenti. La durata massima prevista è di 12 mesi, prorogabile una sola volta per ulteriori 12 mesi. In tale quadro, il Presidente può emanare ordinanze anche in deroga alla normativa regionale vigente.

Sul piano operativo, la Colonna mobile regionale sarà coordinata dalla DGPC e organizzata in moduli funzionali. Comprenderà anche un nucleo operativo di pronto intervento formato da tecnici specializzati, con la possibilità di concorrere alle attività della Colonna mobile nazionale delle Regioni attraverso specifiche intese operative.

Fondi dedicati, tecnologie e volontariato organizzato

La riforma introduce strumenti finanziari specifici. Il Fondo per il potenziamento del sistema regionale di protezione civile finanzierà interventi di investimento in previsione e prevenzione, mentre il Fondo speciale per le emergenze regionali sarà destinato agli interventi urgenti e ai contributi per enti locali, privati e attività produttive colpiti da eventi calamitosi. Il fondo potrà essere alimentato da risorse regionali, nazionali, europee ed erogazioni liberali, e utilizzato anche per appalti urgenti fino a 40.000 euro.

Un capitolo rilevante riguarda le infrastrutture digitali e di comunicazione. Il Sistema informativo della protezione civile supporterà la predisposizione e l’aggiornamento dei piani territoriali nel rispetto del GDPR, mentre la Rete radio regionale costituirà il canale prioritario per le comunicazioni operative in emergenza.

La legge riconosce al volontariato organizzato un ruolo strutturale, prevedendo assemblea generale, coordinamenti territoriali e rappresentanza regionale. Le organizzazioni iscritte all’elenco regionale, in possesso di requisiti tecnico-operativi verificabili, potranno stipulare convenzioni a titolo oneroso con la DGPC per garantire integrazione e piena operatività nel sistema.

Formazione, scuole e Giornata regionale del 23 settembre

Il testo istituisce la Scuola regionale di protezione civile e salvaguardia del territorio, affiancata da un piano triennale dedicato a formazione, informazione e addestramento. Le attività comprenderanno percorsi nelle scuole, formazione per i tecnici impegnati nella pianificazione e iniziative rivolte alla popolazione sui rischi presenti in Sardegna.

La legge istituisce inoltre il 23 settembre come Giornata regionale della protezione civile, con il riconoscimento del contributo di operatori e volontari anche attraverso l’attribuzione di onorificenze. Prevista anche una clausola valutativa: la Giunta regionale dovrà presentare ogni tre anni una relazione alla Commissione consiliare competente, documentando efficacia degli interventi, impiego delle risorse e partecipazione del volontariato.

Secondo Merella, la Sardegna aggiorna un quadro normativo ormai datato e sposta il baricentro dell’organizzazione dalla sola gestione dell’emergenza alla prevenzione, con un modello integrato che collega pianificazione territoriale, allertamento, strumenti finanziari, formazione e capacità operativa sul campo.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.