Sardegna, a Villasimius il workshop euro-mediterraneo sulle coste che si adattano al clima
15/04/2026
Dal 15 al 17 aprile Villasimius ospita il 3° Pilot Destinations Exchange Workshop, appuntamento inserito nel progetto europeo NaTour4ClimateChange (NT4CC), dedicato al confronto tra destinazioni turistiche costiere del Mediterraneo chiamate a misurarsi con una questione ormai decisiva: come adattare i territori al cambiamento climatico senza rinunciare alla loro vocazione turistica, anzi facendone un elemento di qualità, riconoscibilità e tenuta nel tempo.
L’iniziativa, finanziata dal programma Interreg EuroMED e ospitata dall’Area Marina Protetta di Capo Carbonara, riunisce amministrazioni, aree protette, partner tecnici e istituzioni regionali impegnati nella costruzione di strategie condivise fondate sulle Nature-based Solutions, vale a dire soluzioni basate sulla natura, considerate oggi tra gli strumenti più efficaci per aumentare la resilienza delle coste mediterranee. Il workshop non ha un carattere puramente teorico: nasce come spazio operativo di scambio, verifica e sperimentazione, dentro un progetto che guarda alle destinazioni turistiche come laboratori nei quali testare modelli concreti di adattamento.
La Sardegna porta al centro del confronto le sue aree costiere più sensibili
La partecipazione della Sardegna si fonda su un’impostazione ampia, costruita attraverso un tavolo di lavoro che coinvolge gli assessorati competenti in materia di Ambiente, Turismo, Enti locali, Beni culturali e Protezione civile. Una scelta che segnala con chiarezza quanto il tema non possa essere affrontato in modo settoriale. La gestione dei cambiamenti climatici nelle aree costiere, infatti, tocca insieme tutela ambientale, pianificazione territoriale, fruizione turistica, sicurezza e sostenibilità economica.
A livello locale, la Regione partecipa alla sperimentazione con due aree pilota di particolare rilievo: l’Area Marina Protetta di Capo Carbonara e l’Area Marina Protetta di Tavolara - Capo Coda Cavallo. Sono contesti di grande pregio naturalistico, ma anche territori esposti a pressioni crescenti, dove l’equilibrio tra conservazione e sviluppo rappresenta una sfida quotidiana. È proprio in luoghi come questi che il cambiamento climatico smette di essere una formula astratta e diventa questione concreta: erosione costiera, eventi estremi, fragilità degli ecosistemi, gestione dei flussi turistici, ridefinizione dell’uso degli spazi.
Secondo l’assessora della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi, la Sardegna intende assumere un ruolo attivo nelle politiche mediterranee di adattamento climatico e di tutela delle coste. Il punto, però, non è soltanto affermare una presenza istituzionale, ma contribuire alla costruzione di strategie replicabili, nelle quali protezione del patrimonio naturale, resilienza climatica e valorizzazione turistica non vengano trattate come dimensioni separate. In questa prospettiva, le soluzioni basate sulla natura si configurano come un’opzione di governo del territorio, non come un elemento accessorio di comunicazione ambientale.
Turismo costiero e cambiamento climatico, il nodo della nuova programmazione
Il workshop di Villasimius affronta un tema che per la Sardegna ha una portata immediata. I centri costieri dell’isola dipendono in misura rilevante dall’economia turistica e, proprio per questo, risultano particolarmente esposti agli effetti di una trasformazione climatica che impone correzioni rapide nelle politiche pubbliche e nelle scelte di sviluppo. L’assessore regionale del Turismo Franco Cuccureddu ha richiamato con nettezza questo aspetto, osservando come gli eventi estremi registrati anche nelle ultime settimane abbiano reso evidente la necessità di ripensare il rapporto tra turismo, territorio e risorse ambientali.
La questione non riguarda soltanto la difesa fisica delle coste, ma il modello stesso di crescita del comparto. Adattarsi significa anche rivedere tempi, carichi, concentrazione dei flussi e modalità di utilizzo dei territori. Per questo la Regione ha collocato il proprio ragionamento attorno alle tre sostenibilità — ambientale, sociale ed economica — collegandolo a scelte come la delocalizzazione di alcune pressioni e la destagionalizzazione dell’offerta, considerate indispensabili per ridurre l’impatto sulle risorse più fragili e preservare ciò che non può essere ricostruito una volta perduto.
Dentro il progetto NaTour4ClimateChange, il turismo non viene quindi considerato un settore da difendere contro le esigenze ambientali, ma un campo nel quale sperimentare forme più intelligenti di convivenza con il territorio. La sfida è rendere riconoscibili, anche sul mercato, le destinazioni che investono in adattamento, trasformando la qualità ambientale e la resilienza in un valore percepibile da parte dei visitatori.
Un laboratorio mediterraneo di buone pratiche e governance condivisa
All’incontro prendono parte, oltre ai due siti pilota sardi, il Parco Naturale di Cabo de Gata in Andalusia, la municipalità di Dugi Otok in Dalmazia, il Parco Naturale di Hutovo Blato in Erzegovina, la municipalità di Ori Zarkou a Creta, l’Area Marina Protetta di Cap Ferrat sulla Costa Azzurra, insieme ai rispettivi referenti istituzionali e ai partner tecnici del progetto, tra cui IUCN, Plan Bleu, la Conference of Peripheral Maritime Regions of Europe, la Hellenic Society for the Protection of Nature e l’Istituto per il Turismo della Croazia, capofila del progetto.
La presenza di soggetti così diversi conferma la natura del workshop: un confronto tra territori che, pur con specificità differenti, condividono problemi simili e cercano strumenti comuni per affrontarli. L’appuntamento di Villasimius rappresenta il terzo momento di scambio tra le destinazioni pilota, dopo gli incontri di Marsiglia e Barcellona dedicati ai Climate Action Plans e alle Nature-based Solutions. Questa volta il focus si sposta sulla capacità di valorizzare, anche in chiave turistica, le misure ambientali di adattamento già progettate o avviate, verificandone la reale applicabilità e il potenziale di coinvolgimento dei visitatori.
È qui che il lavoro tecnico incontra la visione politica. Perché la difesa delle coste mediterranee non può essere affidata soltanto a singoli interventi, né a una sommatoria di buone intenzioni. Richiede una governance capace di mettere in relazione territori, istituzioni, comunità locali e operatori economici, riconoscendo che il futuro del turismo costiero dipenderà sempre di più dalla capacità di proteggere i sistemi naturali che lo rendono possibile.
Villasimius, per tre giorni, diventa così il luogo nel quale questa consapevolezza prende forma pubblica. Non come vetrina, ma come spazio di lavoro tra amministrazioni che sanno di dover affrontare la stessa domanda: come continuare a vivere e valorizzare le coste del Mediterraneo senza consumarne il capitale naturale. La risposta, qui, passa dalla cooperazione, dalla sperimentazione e da una parola che torna con forza in tutto il progetto: adattamento.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to